Chi siamo

Chi è il curatore del libro

Salvatore Borsellino è il fratello minore di Paolo Borsellino. Nel 2007 ha fondato il sito www.19luglio1992.com. Da questa e altre iniziative è nato il “Movimento delle Agende Rosse”, che fa riferimento al taccuino su cui il magistrato scriveva appunti personali, supposizioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. L’agenda rossa, dalla quale Paolo non si separava mai, specie dopo la morte di Giovanni Falcone, è misteriosamente sparita dalla borsa che aveva con sé il giorno dell’attentato in via D’Amelio. Il processo a carico del carabiniere che si sarebbe appropriato degli effetti personali del giudice non è mai arrivato alla fase dibattimentale.

 

 

 

Chi sono gli autori del libro

di Stefano Mormile

Sono otto gli autori del libro che dà il titolo a questo blog, diversi tra loro per esperienza e professione. Eppure questa non è un’antologia e neppure una raccolta. Semplicemente tutti gli otto autori hanno condiviso e partecipato con passione, attraverso la conoscenza e la discussione, alla costruzione di questo progetto editoriale assieme all’Associazione ‘Agende Rosse’ e a ‘Paper First’, la casa editrice del Fatto Quotidiano.

Il filo conduttore è stato il profondo desiderio di verità e giustizia che accomuna ciascuno di noi e ineluttabilmente ci ha fatto incontrare. A quel punto, è stato fin troppo facile unire le nostre conoscenze e saldarle con l’amicizia. Ecco qua il libro, dentro ci siamo tutti noi, ognuno ha assorbito il valore dell’altro, e la sintesi di tutto ciò vorremmo trasmetterla a voi. Otto amici che raccontano una storia, una brutta storia: sedici terribili anni della vita del nostro Paese. Volete conoscerli meglio?

Di solito, a raccontare di loro, provvedono critici letterari, giornalisti, scrittori, tutta gente del campo che non si affida solo alle proprie conoscenze e al proprio giudizio, nient’affatto, si documenta scrupolosamente su ciascuno di loro, chiede a chi li conosce, magari li intervista pure. Insomma, niente è lasciato al caso, all’immaginazione, anche se si volesse incensarli, serve metodo, perizia, ecco perché non tutti sono in grado di fare recensioni letterarie. Bene, adesso che sapete come si scrive la recensione di un autore, dimenticate tutto, gli Autori ve li racconto io: non sono giornalista, mai scritto niente di più lungo della lista della spesa, neanche ho cercato notizie su di loro, ma li ho conosciuti uno a uno e, soprattutto, tutti assieme. Fidatevi!

 

Federica Fabbretti è la prima che ho incontrato e, dal momento che voglio bene a tutti loro, l’unico ordine che mi viene in mente è quello cronologico. Federica è “giusto o sbagliato”, è “bianco o nero”, ma lei, vi assicuro, è a colori! Oltre al suo lavoro, fa la giornalista (blogger è la definizione esatta, ma averne di giornalisti come lei!) e fa anche l’assistente (di Salvatore Borsellino, Fabio Repici e molti altri), la pacifista (dice lei, ma prende fuoco come niente…), l’attivista (Agende Rosse). Insomma, Federica è tutto questo e molto altro ancora; soprattutto, ogni cosa che fa, la fa con amore, non impegno, passione, proprio amore, tutta se stessa. Un difetto, anzi due: adora Daryl Dixon (personaggio della felicissima serie televisiva The Walking Dead) e frequenta troppe persone anziane: Salvatore (Borsellino), Giovanni (Spinosa), me. A Federica dobbiamo gli approfondimenti sui capitoli 4 (Addaura e omicidio Agostino-Castelluccio), 8 (Via D’Amelio) e 10 (Trattativa – limitatamente ai paragrafi compresi tra il febbraio 1992 e il 2 febbraio 1993).

 

Fabio Repici, avvocato. Avvocato? Certo, conosce perfettamente i codici, le procedure, la giurisprudenza, addirittura ha una mente enciclopedica su processi e sentenze di mafia. Pure, per essere un avvocato, sa troppo di arte, letteratura, e, fin qui, per la professione non è un caso isolato. Ma poi scopri che è anche onesto, leale, sensibile, etico, e, suvvia, per un avvocato è troppo! Insomma, lui nei casi che segue assume contemporaneamente l’identità di difensore, imputato, procuratore e giudice, tanto per guardare da tutte le prospettive. Un difetto su tutti: predilige gli autori tristi, sfigati, al punto di oscurare e mortificare il suo profondo senso di ironia che, infatti, nessuno gli riconosce, nemmeno lui. Fabio ha riversato la sua enorme conoscenza soprattutto nei capitoli 4 (Addaura e omicidio Agostino-Castelluccio), 5 (Autoparco e Umberto Mormile), 8 (Via D’Amelio) e 10 (La Trattativa).

 

 

Giovanni Spinosa ha la purezza di un bambino e la conoscenza e la saggezza di un eclettico. Giovanni l’ho cercato e conosciuto perché folgorato da quello che aveva scritto (L’Italia della Uno bianca, un libro che consiglio a tutti di leggere): non solo una ricostruzione chiara e documentata di una vicenda, anzi, di una parte importante della storia di tutti noi, assolutamente inedita rispetto a quello che hanno raccontato i media e, soprattutto, le sentenze, ma la sua inconsapevole “autobiografia” che traspare tra le pagine di quel libro: un Uomo integro e solo, che va avanti nonostante tutto. Quando ci siamo incontrati la prima volta, mi ha subito stupito: era sinceramente dispiaciuto, anzi, addolorato, per l’ingiustizia patita da mio fratello, come se fosse colpa sua, come se dovesse lui farsi carico di riparare. Ed è quello che sta facendo e non lo ringrazierò mai abbastanza. Ecco, questo è Giovanni; lui non lo sa, ma trasmette forza, voglia di onestà e integrità morale che, be’, non riesco davvero a descrivere. Dovete conoscerlo per capire, basta poco, una stretta di mano, un abbraccio, un “come va” detto da lui, e non avete scampo, vi ha inoculato il veleno della lealtà. Un santo? Macché, piuttosto dottor Jekyll e mr. Hyde, andatelo a vedere alle partite della Fortitudo Bologna, mischiato tra la folla degli ultras, impegnato in cori irriferibili e a lanciare improperi da camionista! Giovanni ha lavorato più intensamente sui capitoli 2 (La strage di Bologna), 3 (La strage di Natale) e 6 (Falange Armata e Uno bianca).

 

Antonella Beccaria, giornalista e scrittrice, esperta di… ogni cosa! Per raccontarvi di Antonella, parto da Fabio e Giovanni: quando stanno assieme, quei due attaccano duelli interminabili, estenuanti, fatti di nomi, date, fatti, situazioni, deposizioni, articoli, spaziando e rimbalzando su episodi e circostanze che sembrano non avere nulla in comune tra loro, e invece… Insomma, mentre tutti noi li osserviamo rassegnati, Antonella riesce invece a seguirli: li osserva, approva, su taluni passaggi addirittura applaude con gli occhi, poi, quasi scusandosi, interviene: «… non successe a Pizzo Calabro, mi pare fosse Palmi, ed era di sera. Ne parlarono anche al TG1, solo che fornirono una versione edulcorata…». E si compie il miracolo: Giovanni e Fabio si zittiscono, rapiti da quel turbine di notizie e relazioni che, devono riconoscerlo, sono tutte dannatamente esatte. Antonella è quella che non fai in tempo a mandare la mail piena di domande “senza risposte” che lei le risposte ce le ha e t’arrivano un attimo dopo, e senza minimamente apparire come quella che ne sa più di te. Un difetto: per interessarsi di massoneria e mafia, sa troppe cose e, ancora più grave, le racconta! Il maggior carico Antonella l’ha sostenuto per scrivere i capitoli 1 (Il golpe separatista), 2 (La strage di Bologna), 3 (La strage di Natale) e 6 (Falange Armata e Uno bianca).

 

Peppino Lo Bianco,  tra tutti, è certamente quello che conosco meno; eppure, è certamente il più noto al pubblico, per i libri, le inchieste, gli articoli. Insomma, noto a tutti, tranne che a noi. Fabio Repici è l’unico che lo conosce, ma non fa testo, Fabio conosce tutti, financo il commissario Montalbano, ma non Luca Zingaretti, proprio il commissario inventato da Camilleri. A parte gli scherzi, Peppino è davvero un monumento in materia, giornalista affermato e richiestissimo, impegnato 28 ore giorno per almeno i prossimi cinquant’anni, eppure… Eppure non ha avuto dubbi o esitazioni appena gli abbiamo chiesto di collaborare al progetto editoriale, ha aderito con entusiasmo e ha aggiornato a 29 ore il suo impegno quotidiano! Peppino s’è interamente caricato della stesura dei capitoli 7 (Capaci) e 9 (Le stragi del 92-93).

 

 

 

Nunzia Mormile il pregio di rilievo è quello di essere la sorella di Umberto (come il mio è quello di essere il fratello), ucciso l’11 aprile 1990 dalla ‘ndangheta. Credetemi, il cromosoma genetico della legalità, che Umberto ci ha trasmesso, ci ha permesso di riconoscere immediatamente le persone speciali quali quelle raccontate prima con affetto, alle quali saremo sempre riconoscenti (non diteglielo, non vogliono sentirlo). Entrambi abbiamo collaborato per scrivere di Umberto (capitolo 5).

 

 

 

 

Ecco, questi sono gli autori di questo libro, insieme a mia sorella Nunzia e a me: li ho raccontati in maniera scanzonata, a dispetto di quello che hanno scritto, che è tutt’altro che leggiadro e ironico. Anzi, proprio per questo, per ricordare a ciascuno di noi che le cose brutte, le tragedie, vanno affrontate con una buona dose di spensieratezza, per non esserne travolti. E poi, non serviva raccontare la storia professionale di Spinosa, di Repici, di Beccaria, di Fabretti e di Lo Bianco. Attraverso questa presentazione affettuosa, volevo semplicemente ringraziarli per quello che hanno fatto e stanno facendo, per me e per mia sorella, per mio fratello e per tutte le vittime di mafia (e Stato) conosciute e sconosciute, per tutti voi. Scarpinato ha recentemente scritto e argomentato senza margine di correzione che la mafia, e soprattutto la parte “oscura” della mafia, sono di fatto inestirpabili dalla nostra società, perché ne costituiscono l’ossatura. Non sono d’accordo: fino a quando ci saranno persone come Antonella, Fabio, Federica, Giovanni, Peppino e, se permettete, Umberto, ci sarà sempre un “margine”.

 

Special guest

Avete ragione, vi ho parlato di otto autori, otto amici, e ne ho raccontato sette. Perché l’ottavo non è tra gli autori, ma è come se lo fosse, anzi.

Marco Bertelli non ha partecipato alla scrittura del libro, ma questo libro, senza Marco, non sarebbe mai uscito, e neanche sarebbe stato mai
scritto. Intanto, vi racconto di lui: se Federica è “bianco o nero”, Marco è “bianco e nero”, e anche “rosso, giallo, arancione”, financo turchese, indaco e grigio, se serve. Con Marco, non si può entrare in contrasto, mai, nemmeno a provocarlo, a picchiarlo. Non che ci abbia provato, ma la sensazione è quella, un ragazzo che vive e vede la vita solo dalla parte buona, anche quando proprio, la parte buona, non c’è. Come la gran parte delle “cause” che lui abbraccia: vicende tristi, storie dolorose, disperate; pure lui le affronta col piglio positivo: «coraggio, non posso far niente, ma sono qua, e prima o poi, s’aggiusta…». Ed effettivamente, lui è qua, magari non s’aggiusta proprio niente in questo strano Paese, ma lui c’è, è accanto a te, discreto, silenzioso, ma è quanto basta per rassicurarti. Sempre in punta di piedi, e sempre in prima fila. È appassionato di giornalismo e, fedele alla sua natura, la sua scrittura è essenziale, dritta al cuore del problema. Con Federica, divide la passione e l’impegno nelle Agende Rosse e in cause degne di essere combattute; dove c’è bisogno di lottare, di esporsi e, quasi mai, vincere. Un difetto: e quelli che ho descritto finora, cosa sono?

Ecco, adesso sapete qualcosa di lui, anzi, credete di sapere qualcosa, ma vi sbagliate, Marco è di più, molto di più. Marco è l’amico che tutti vorremmo avere, è quello che ti chiama perché sta male, e vorrebbe conforto da te, e poi non ti dice nulla dei suoi problemi, anzi, davanti alle tue sciocchezze quotidiane, ti fa «dai, non prendertela, passerà tutto, se vuoi, ci penso io…» Marco ha spinto tutti noi a scrivere questo libro, ci ha contagiato con il suo ottimismo, la sua passione e la sua energia, ha condiviso con noi l’entusiasmo, ha allontanato da noi sconforto e delusione quando sembrava complicato trovare un editore per il nostro progetto, ci ha versato il lambrusco dell’amicizia e della perseveranza. Questo libro è di Marco, non l’ha scritto lui, ma c’è il suo afrore. Questo libro è stato scritto soffiando via il viluppo di bugie e ipocrisie che paludano la storia di questo Paese, il soffio più forte, è stato quello di Marco.
Grazie Marco.

 

Stefano Mormile

 

 

 

 

Il libro ‘La Repubblica delle stragi’ è pubblicato da Paper First, la casa editrice della società Editoriale ‘Il Fatto’:

La collana di libri del Fatto Quotidiano

Inchiesta, attualità ma anche nuove tendenze e musica: Paper First è la casa editrice della società Editoriale il Fatto, nata nel 2016, attualmente tra le più performanti realtà del panorama editoriale italiano. La collana di libri diretta da Marco Lillo – presente sia in libreria sia in edicola – spazia dalla corruzione e il malaffare all’analisi dei più discussi temi del momento, senza tralasciare i protagonisti della scena politica. Ha al suo attivo una ventina di pubblicazioni, diverse delle quali diventate subito best seller e rimaste in cima alle classifiche per diverse settimane. Paper First nel 2016 ha dato alle stampe il saggio dell’anno, “Perché No”, di Marco Travaglio e Silvia Truzzi mentre di recente i libri “Renzusconi” di Andrea Scanzi  e “B. Come basta!” di Marco Travaglio sono stati per oltre due mesi tra i più venduti. Tra le novità proposte, gli ultimi due libri “Reddito di Cittadinanza” di Stefano Feltri e “Matteo Salvini il ministro della paura” di Antonello Caporale.

 

 

 

 

I diritti d’autore delle vendite delle vendite del libro ‘La Repubblica delle stragi’ saranno devoluti alle attività del progetto la ‘Casa di Paolo‘. La ‘Casa di Paolo’ è il sogno di Salvatore Borsellino, abbracciato poi da tante altre persone: quello di fare tornare Paolo alla Kalsa, il quartiere dove il magistrato e i suoi fratelli, sono nati e dove hanno vissuto da ragazzi. Per fare nascere la Casa di Paolo Salvatore Borsellino ha utilizzato i locali della vecchia farmacia appartenuta alla sua famiglia in via della Vetriera a Palermo, recuperati da un grave stato di degrado. A questi spazi, ha annesso i locali attigui, sottostanti al balcone della casa dove Paolo è nato, che Salvatore Borsellino ha acquistato a sue spese. I locali sono stati riadattati grazie ad una sottoscrizione pubblica, nata per iniziativa della poetessa siciliana Lina La Mattina, alla quale hanno partecipato sia gli aderenti al Movimento delle Agende Rosse, sia tanti comuni cittadini che hanno voluto dare il loro aiuto. Nasce così la ‘Casa di Paolo’, inaugurata il 17 luglio 2015, nell’ambito delle manifestazioni per il 23° anniversario della strage di via D’Amelio. Non una “casa di memoria”, ma qualcosa di vivo, dove i ragazzi a rischio del quartiere potranno trovare una alternativa a quella perversa spirale che potrebbe inghiottire tanti di loro come i compagni di giochi di un tempo di Paolo e Salvatore Borsellino.